Analisi di settore · NACE C15 · Distretto di Vicenza
La produzione italiana di pelle ha perso il 41% del volume dal 2019. Nello stesso periodo il fatturato del settore è calato del 4%. Quel divario, non il calo in sé, è il dato che decide i prossimi tre anni di una conceria vicentina.
Il punto di partenza
La produzione italiana di pelle e prodotti in pelle, NACE C15, che comprende concia, pelletteria e calzature, si è fermata a 71,9 nel terzo trimestre 2025, su base indice 2021 = 100. Eurostat indica una variazione annua di −8,5%. Rispetto alla media 2019 di 121,8 il settore ha ceduto il 40,9% del volume; rispetto al 2000, primo anno della serie, il 70,5%.
Il confronto che conta non è con il passato del settore ma con il resto dell'industria italiana. La manifattura italiana nel suo complesso è 5,6% sotto il livello 2019. La pelle è 41% sotto. Non è il ciclo industriale italiano che attraversa un settore: è una contrazione specifica del settore, e dura da una generazione.
Produzione di pelle, 2000 e 2027
Indice 2021 = 100 · media annua dei trimestri destagionalizzati
Il quadro internazionale
La stessa serie Eurostat esiste per 26 paesi. Ricalcolata con base 2019 = 100, racconta uno spostamento di quote, non una crisi settoriale globale. La Turchia produce il 24,6% in più di pelle rispetto al 2019 e la Francia il 20,5% in più. L'Italia è a −40,9%, il peggior risultato del gruppo, sotto anche alla media UE-27 (−27,4%).
Questo cambia la lettura. Se la domanda mondiale di pelle stesse semplicemente scomparendo, Turchia e Francia scenderebbero con tutti. Non lo fanno. La capacità si è spostata, e l'Italia è il paese da cui si è spostata più che altrove.
Produzione di pelle per paese, variazione rispetto al 2019
Ultimo dato disponibile vs media 2019 · NACE C15, destagionalizzato
Traiettorie a confronto, 2015 e 2025
Indice 2019 = 100 · medie annue
Volume contro valore
È il dato che dovrebbe guidare una conversazione commerciale. Tra 2019 e 2025 il volume è passato da 121,8 a 72,9: −40%. Nello stesso periodo il fatturato nominale dello stesso settore è passato da 109,7 a 104,9: −4,3%. Il settore vende molta meno merce per quasi lo stesso denaro.
Il rapporto fatturato/volume dà un valore implicito per unità prodotta: sale da 90 nel 2019 a 144 nel 2025, +60%. L'indice dei prezzi alla produzione nello stesso periodo sale solo da 96,5 a 116,1, +20%. Circa 40 punti percentuali dell'aumento di valore per unità non sono spiegati dai prezzi che Eurostat misura.
Volume, fatturato e prezzi si sono separati
Indice 2021 = 100 · medie annue · 2015 e 2025
Due spiegazioni sono compatibili con i dati pubblicati, e i dati non permettono di separarle. La prima è un reale spostamento di mix: il distretto che passa dalla pelle di volume alla fornitura di alta gamma, dove un indice di prezzo a paniere fisso non cattura il cambiamento di ciò che si produce. La seconda è che gli indici Eurostat di volume e di fatturato per questo settore non coprano esattamente la stessa popolazione, e in quel caso parte dei 40 punti è misurazione, non economia.
Entrambe le letture portano alla stessa conclusione commerciale, il valore per unità, non le unità, è dove sta oggi il denaro del settore, ma implicano cose molto diverse su quanto sia realmente profondo il calo dei volumi. Chi usa la cifra del −41% in una istruttoria di credito o in una valutazione dovrebbe sapere che poggia sul lato incerto di questo divario.
La filiera
La filiera letta a monte e a valle, con una misura reale su ogni nodo. I costi d'ingresso stanno scendendo su tutti e tre i fronti: le pelli grezze −22,7% su base annua, l'energia industriale −3,8%, i chimici per la concia −0,3%. È un vento a favore sul margine.
Il problema è a valle. I prezzi sul mercato interno crescono +1,9%, ma quelli sui mercati esteri sono −0,8%, e i prezzi in uscita della concia vera e propria sono −1,2%. Una conceria che esporta ha meno potere di prezzo di quanto suggerisca il dato aggregato C15, e meno di un pellettiere che vende in Italia.
La catena del valore, nodo per nodo
Ultimo dato di ogni serie · indici di produzione 2021=100, prezzi in variazione annua
Prezzi e costi, variazione annua
Ultimo mese di ciascuna serie
WPU041). Il dato export si fermava a maggio 2025 alla data di
estrazione.Proiezione
Tre proiezioni, perché le tre misure raccontano cose diverse e vanno lette insieme. Ognuna è stata scelta contro modelli concorrenti sul solo criterio della capacità predittiva fuori campione.
Il fatturato è la previsione più solida e il dato più fresco. Testata sugli ultimi 18 mesi tenuti fuori dalla stima, ha sbagliato del 1,8% contro il 12,9% di una semplice continuazione dell'ultimo valore: un guadagno di skill di +0,86. Proietta i prossimi dodici mesi a una media di 106,2 contro 104,4 degli ultimi dodici: +1,7%.
Il volume è la notizia peggiore. Dal 71,9 attuale scende a 66,5 di media nei prossimi quattro trimestri (−9,3%) e a 59,2 entro il terzo trimestre 2027. Errore fuori campione 6,8% contro 27,5% del modello naïf, skill +0,75.
La concia tiene meglio dell'insieme: da 80,5 a 81,1 di media nei prossimi quattro trimestri (−3,1% sui quattro precedenti), con un errore fuori campione del 2,0% e skill +0,55.
Volume C15: trimestri osservati e proiettati
Indice 2021 = 100 · trimestrale nativo · fascia = intervallo 80%
Fatturato C15: mesi osservati e proiettati
Indice 2021 = 100 · mensile destagionalizzato · fascia = intervallo 80%
Cosa dicono le tre proiezioni insieme
Fatturato stabile e volume in calo di un altro 9% non è una contraddizione: è la continuazione dello spostamento di mix. Implica un valore per unità che continua a salire nel 2026. Per una conceria vicentina la conseguenza operativa è che l'utilizzo degli impianti continua a scendere mentre il valore in euro del portafoglio ordini tiene, quindi la metrica sotto pressione è la copertura dei costi fissi, non il volume degli ordini.
Le serie Eurostat usate qui sono già destagionalizzate. Il motore di decomposizione applicava comunque una destagionalizzazione STL e ne ri-sommava la componente stagionale alla previsione: sull'indice della pelle la stagionalità vera vale 3,0 punti indice da picco a minimo, il ciclo re-inserito ne valeva 12,6, 4,2 volte tanto, e nella forma della serie non destagionalizzata. Sulla concia il ciclo spurio valeva 28,3 punti, sul fatturato 14,7.
La componente stagionale non viene più ri-sommata quando la forza stagionale misurata è sotto la soglia di intervento. Il trend e la dinamica dei residui restano invariati, quindi la capacità predittiva non peggiora: migliora. Sul fatturato l'errore fuori campione è passato dal 3,2% all'1,8%; sulla concia dal 4,5% al 2,0%, dove prima nessun modello batteva la semplice ripetizione dell'anno precedente.
Dipendenza dagli input
Le tavole input-output di Eurostat permettono di leggere che cosa il settore compra davvero. Per l'Italia il dettaglio più fine disponibile è l'aggregato tessile-abbigliamento-pelle (C13-15), non la pelle da sola: il dato va letto come struttura di filiera, non come conto di una conceria.
Su 70,3 miliardi di input intermedi (2022), il 29,1% è importato. Ma la media nasconde il punto: la dipendenza dall'estero non è distribuita in modo uniforme. Sui prodotti chimici, i concianti, gli ingrassanti, i coloranti, l'import arriva al 51,2%. È la voce con la dipendenza estera più alta di tutta la filiera, e insieme la terza per valore assoluto.
Segue l'input intra-settore (semilavorati, pellami già conciati) al 37,6% e le materie prime animali al 36,7%. Energia e servizi, per contro, sono quasi interamente domestici (12,5% e 3,2%).
Input intermedi del settore tessile-abbigliamento-pelle
Italia 2022 · milioni di euro e quota importata · tavola simmetrica input-output
Perché conta per una conceria
Un rincaro dei concianti si trasmette al costo pieno e non è aggirabile con fornitori nazionali: più della metà non esiste in Italia. Oggi questo input è in calo (−0,3% annuo) e non fa male; è la voce da presidiare quando il ciclo chimico gira, perché è l'unica dove la filiera non ha alternativa domestica.
Energia e riallocazione
È la domanda che il confronto internazionale lascia aperta: la Francia produce il 20,5% in più di pelle rispetto al 2019 mentre l'Italia è a −40,9%, e lo fa con un costo del lavoro più alto. I due prezzi messi uno accanto all'altro spiegano il meccanismo.
Sul lavoro la Francia costa 33.450 euro per addetto contro 24.550 in Italia: la Francia paga +36,3%. Sull'elettricità industriale il rapporto si rovescia: 0,2030 EUR/kWh in Italia contro 0,1305 in Francia, l'Italia paga +55,6%. Il nucleare francese è la differenza.
La conciatura è un processo elettro-intensivo: bottali, riscaldamento acqua, essiccazione, depurazione. Il punto di pareggio si calcola: la penalità francese sul lavoro è di 8.900 euro per addetto all'anno, il risparmio elettrico è di 0,0725 EUR/kWh. Oltre 122.800 kWh per addetto all'anno di consumo, la Francia conviene nonostante il lavoro più caro.
Prezzo dell'elettricità industriale per paese
EUR/kWh · banda ID (2.000 e 19.999 MWh) · esclusa IVA recuperabile · 1° sem. 2025
Italia contro Francia: come si è aperto il divario
EUR/kWh · dati semestrali 2015 e 2025
Gas europeo TTF: il driver è già girato
EUR/MWh · media mensile del contratto front-month · 2021 e set. 2026
Prezzo dell'energia industriale italiana: osservato e stimato
Indice 2021 = 100 · mensile · fascia = intervallo 80%
La lettura per il margine
Il modello lega la variazione annua del prezzo dell'energia industriale italiana al TTF e al Brent di quattro mesi prima: R² = 0,899 su 46 osservazioni, con TTF significativo a p < 0,0001 e Brent a p = 0,038. Il coefficiente TTF è +0,28: dieci punti di rincaro del gas europeo si trasmettono in quasi tre punti sul prezzo dell'energia industriale italiana quattro mesi dopo.
Applicato ai driver già osservati, il percorso scende fino ad aprile 2026 (106, il punto più basso da inizio 2022) e poi risale a 199 ad agosto e 176 a settembre, da 145 di novembre 2025, un rincaro fra il +22% e il +37%. Il sollievo sui costi energetici che ha sostenuto i margini nel 2025 si chiude nella seconda metà del 2026, e si chiude proprio mentre il differenziale con la Francia conta di più.
Il campione è di 46 osservazioni mensili e comprende lo shock energetico 2021 e 2023: una parte della correlazione misura quel singolo evento comune, non una regolarità di lungo periodo. Dieci mesi della serie mensile TTF risultavano vuoti nella fonte e sono stati interpolati per non lasciare buchi nel percorso dei driver, sono ricostruzioni, non osservazioni.
La soglia dei 122.800 kWh per addetto confronta due grandezze pubblicate su basi diverse (prezzo elettrico 1° semestre 2025, costo del lavoro 2023) e ignora ogni altra voce: fiscalità, logistica, incentivi, produttività per addetto. È l'ordine di grandezza del trade-off, non un business case.
Lavoro
L'occupazione del settore è 12,9% sotto il 2019 e ancora in calo, a −2,9% su base annua. Le ore lavorate sono 10,8% sotto il 2019 ma in crescita del +2,6% annuo: una forza lavoro più piccola che lavora più a lungo. Il monte retributivo è 4,7% sopra il livello 2019.
Una forza lavoro più piccola e più costosa che produce molto meno volume misurato implicherebbe un crollo della produttività oraria di circa un terzo. Quel numero non è credibile da solo, ed è invischiato nello stesso divario volume/valore descritto sopra: se l'indice di volume sottostima ciò che il settore produce oggi, sottostima la produttività della stessa quantità. I dati sul lavoro sono affidabili; l'inferenza sulla produttività non lo è.
| Misura | Livello | vs 2019 | Var. annua |
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Il distretto
Le statistiche strutturali regionali di Eurostat arrivano al livello NUTS-2, che è il Veneto, non Vicenza. Sui dati 2023 la regione contava 27.972 addetti nel C15 distribuiti su 1.924 unità locali, in media 14,5 addetti per stabilimento, che è la struttura da PMI del distretto riassunta in un numero. È il 19,5% dei 143.726 addetti italiani della pelle, su un monte retributivo di 785 milioni di euro, ossia circa 28.064 euro per addetto.
La provincia di Vicenza compare solo nei conti regionali, dove il dettaglio settoriale più fine è la manifattura nel suo insieme: 11,8 miliardi di valore aggiunto nel 2022. Nessuna fonte europea ufficiale pubblica la produzione di pelle a livello provinciale, utile saperlo prima di promettere a un cliente una serie specifica su Vicenza.
Tabelle
| Anno | Volume | Fatturato | Prezzi prod. | Fatturato ÷ volume |
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